Repubblica alla guerra totale
Il giornale di Mauro e Scalfari non sarà un partito extraparlamentare, come sostengono sdegnati i suoi esponenti quando vengono intervistati, ma sa scegliere i tempi e le forme delle sue campagne con una tempestività che sembra la conseguenza di una strategia. Non solo conduce un bombardamento a grappolo contro il premier con una cadenza calibrata sui processi e sui confronti parlamentari, ma si occupa anche di delegittimare chi, nell’opposizione, intende ricondurre lo scontro sul piano politico.

Il Partito democratico di Pier Luigi Bersani sta cercando di sfuggire al controllo del partito di Repubblica, ma viene assediato su due fronti, col sostegno alla micro secessione di Francesco Rutelli e con l’appoggio esplicito alla scelta piazzaiola di Antonio Di Pietro. Sembra che sia in atto un tentativo di azzardare il colpo finale, puntando sul processo siciliano contro Marcello Dell’Utri e sulla mobilitazione giustizialista. In questo contesto è perfino lecito interrogarsi sulla tempistica della diffusione del “fuori onda” di Gianfranco Fini, uscito sul sito di Rep. un mese dopo l’episodio, che ha sconvolto il tentativo di riappacificazione nel Pdl. Naturalmente non è detto che un piano di battaglia, anche se ben studiato a tavolino ed eseguito con mirabile sincronismo, riesca poi a ottenere il suo scopo. Il confronto in Senato sulle riforme, seppure ancora ai primi passi, segnala qualche cauta apertura reciproca tra Pd e Pdl e un isolamento delle pregiudiziali dipietriste. Infine la contrarietà del Quirinale a una spirale di tensioni incontrollabile è sempre più netta e pare destinata a pesare ancora.